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IL CONTRATTO DI CONVIVENZA E le unioni civili 

  

Il 14 gennaio 2017 il Consiglio dei ministri hai dato il via libera ai decreti attuativi che rendono completo il percorso normativo del disegno di legge proposto dalla senatrice Monica Cirinnà.

 

La legge del 20 maggio 2016 n.76 (che ha istituito le Unioni Civili e che ha disciplinato i diritti e doveri delle coppie di fatto introducendo anche i contratti di convivenza) è stata la maggior innovazione nella storia del diritto di famiglia italiano degli ultimi 20 anni. 

 

Si tratta di una legge costituita da un solo articolo e 69 commi. Dal comma 36 al 49 e il comma 65 riguardano i rapporti di convivenza mentre dal comma 50 al comma 64 viene disciplinato il contratto di convivenza.

 

La legge introduce due istituti diversi per le coppie omosessuali e per le coppie etero.

 

L' UNIONE CIVILE tra persone dello stesso sesso  si costituisce "di fronte all'Ufficiale di Stato Civile e alla presenza di due testimoni".

 

I diritti e doveri della nuova coppia omosessuale, sono ora disciplinati ed hanno molti punti in comune  con i diritti e doveri stabiliti dal codice civile in caso di matrimonio.

 

il legislatore con la cd. “clausola generale di equivalenza” di cui al comma 20 ha stabilito che matrimonio e unione civile siano sottoposti alla medesima disciplina ed abbiano gli stessi effetti, salvo che per alcune disposizioni di dettaglio contenute nel codice civile (vedi decisione TAR Lombardia, sezione Brescia, del 29 dicembre 2016).

 

Dall'unione civile deriva l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione.

È prevista la coabitazione della coppia e la partecipazione al sostentamento reciproco in relazione alle proprie possibilità finanziarie

 

Non è prevista la possibilità di adottare il figlio del partner (stepchild adoption) anche se come previsto dall’articolo 3, resterebbe invariata la possibilità in materia di adozione, che vede affidata alla magistratura la decisione caso per caso.

 

 

 

 

 

I CONVIVENTI DI FATTO sono per la legge Cirinnà due persone maggiorenni (dello stesso sesso o eterossessuali) unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale.

 

LA COPPIA, per costituire una convivenza di fatto ai sensi della Legge Cirinnà, deve risultare essere già una "Famiglia anagrafica" in base all'art. 4 del DPR 223/1989 (regolamento anagrafico); in pratica deve risultare iscritta nello stesso stato di famiglia all'anagrafe del comune di residenza.

 

LA DICHIARAZIONE DI CONVIVENZA deve essere redatta in carta libera e sottoscritta congiuntamente da entrambe le persone (Fac simile modello di dichiarazione predisposto dal Comune di Milano).

 

LA CERTIFICAZIONE DI CONVIVENZA DI FATTO è rilasciata dall'Ufficio anagrafe dei comuni.

L'ufficiale dell'anagrafe attesta che i componenti della coppia formano una "convivenza di fatto" sulla base della dichiarazione resa all'ufficio anagrafe del comune. Nella certificazione viene indicata inoltre l'eventuale registrazione del contratto di convivenza.

 

Sono estesi ai conviventi di fatto alcune prerogative dei coniugi.

Tra gli altri:

  • diritti di visita e di accesso ai dati personali in ambito sanitario;
  • facoltà di designare il partner come rappresentante per l'assunzione di decisioni in materia di salute e per le scelte sulla donazione di organi;
  • diritti sulla casa di abitazione.

 

I conviventi di fatto possono affidare a un contratto, appositamente stipulato, la regolamentazione degli aspetti economici del loro rapporto (CONTRATTO DI CONVIVENZA).

 

I contratti di convivenza sono stati pensati per permettere ai conviventi di fatto registrati (e cioè a quelli che, attraverso la "dichiarazione di convivenza", abbiano registrato il loro stato di stabile convivenza etero o omosessuale nei Registri anagrafici) di «disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune» (articolo 1, comma 50 - legge Cirinnà).

 

Ovviamente, non si tratta di atti "fac simile", ma occorrerà verificare insieme le esigenze specifiche della coppia per disciplinare i diversi aspetti patrimoniali, consentendo di tutelare in questo modo, nero su bianco, la parte debole della coppia. 

 

Una volta stipulato il contratto di convivenza, ai fini di renderlo opponibile ai terzi,  il notaio o l’avvocato che hanno autenticato l’atto devono provvedere entro i successivi dieci giorni a trasmetterne copia al Comune di residenza dei conviventi, al fine della iscrizione del contratto stesso nei registri dell’anagrafe nei quali è registrata la convivenza.

 

 Il contratto di convivenza deve essere stipulato dal notaio se nel patto ci sono traferimenti di diritti immobiliari (o di quote societarie), ed in questo caso sarà anche soggetto alla trascrizione nei Pubblici Registri Immobillari o alla iscrizione nel Registro delle Imprese.

 

 

 

 

  

 

Contenuto ed Effetti del Contratto di Convivenza

 

È possibile disciplinare i diversi aspetti patrimoniali che riguardano:

  • le modalità di partecipazione alle spese comuni, e quindi la definizione degli obblighi di contribuzione reciproca nelle spese comuni o nell'attività lavorativa domestica ed extradomestica;
  • i criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza (potendo addirittura definire un sorta di regime di comunione o separazione);
  • le modalità di uso della casa adibita a residenza comune (sia essa di proprietà di uno solo dei conviventi o di entrambi i conviventi ovvero sia in affitto);
  • le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza al fine di evitare, nel momento della rottura, discussioni e rivendicazioni;
  • la facoltà di assistenza reciproca, in tutti i casi di malattia fisica o psichica (o qualora la capacità di intendere e di volere di una delle parti risulti comunque compromessa), o la designazione reciproca ad amministratore di sostegno.

 

Dal contratto di convivenza nascono dei veri e propri obblighi giuridici a carico delle parti che lo hanno sottoscritto.

Pertanto la violazione di taluno degli obblighi assunti con il contratto di convivenza legittima l'altra parte a rivolgersi al giudice per ottenere quanto le spetta.

 

La durata "naturale" del contratto di convivenza coincide con la durata del rapporto di convivenza. E' logico quindi subordinare gli effetti del contratto alla permanenza del rapporto di convivenza.

Ciò non toglie che vi siano alcuni accordi destinati a produrre i loro effetti proprio a partire dalla cessazione del rapporto di convivenza: si pensi a tutti gli accordi che fissano le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza.

Se nel contratto sono contenuti anche accordi di questo tipo, alla cessazione del rapporto di convivenza, il contratto continuerà a trovare applicazione proprio per disciplinare la fase di definizione dei rapporti patrimoniali e la divisione dei beni comuni.

 

 

Sono ritenute ammissibili clausole volte alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali inerenti il mantenimento, l'istruzione e l'educazione dei figli, posto che incombe su entrambi i genitori l' obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole. Si tratterebbe, comunque, di clausole sempre suscettibili di essere revocate e modificate se ciò fosse richiesto al fine di perseguire l'interesse dei figli (da considerarsi sempre preminente rispetto all'interesse dei conviventi al rispetto degli accordi tra gli stessi intervenuti).

(tratto da www.notariato.it)

 

 

 

 

Convivenza e successione ereditaria: il testamento a favore del partner

 

Chi convive, anche dopo le novità della legge Cirinnà (legge 20 maggio 2016 n. 76, in vigore dal 5 giugno 2016), non acquisisce diritti successori: non si acquisisce lo status di erede necessario o legittimo.

L’unico diritto che la legge riconosce a chi non si è sposato né unito civilmente é quello di abitazione.

 

Il partner superstite al proprietario di casa (solo se la convivenza è stata registrata) può abitarvi per almeno due anni, o tre anni se vi risiedono anche suoi figli minori o disabili e fino a un massimo di cinque per un periodo pari alla convivenza.

 

Pertanto l’unica strada per istituire erede il proprio convivente (e per evitare che il patrimonio ereditario venga attribuito, per legge, soltanto ai parenti più prossimi) è quella di ricorrere alla redazione di un testamento, in forma publbica o olografa.

 

Anche in questo caso il ruolo del Notaio può essere di grande utilità per rendere effettiva e tutelata la volontà di riconoscere diritti ereditari al vostro partner.   

 

 

 

Unioni Civili e Convivenze di fatto: alcuni articoli apparsi sui principali quotidiani 

 

 

  

Link Utili - Approfondimenti

 

Unioni civili e convivenze regolamentate (Notaio Busani)

 

 Vademecum per Unioni Civili e Convivenze 

 

 

 

 

Le Coppie in Europa  

 

 

 

 

Il nostro studio ha approfondito la materia ed intende proseguire nell'attività di sensibilizzazione e di informazione iniziata nel 2013 con l'Open Day sulle Convivenze organizzato dal Consiglio Nazionale del Notariato. 

 

 

 

 

 

 

 siamo quindi disponibili ad incontrare gratuitamente chiunque sia interessato, per dare informazioni e fornire possibili soluzioni concrete.